Raccontando la città 

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Nella Street Photography, diciamolo, c’è un po’ di follia. Come descrivere altrimenti ciò che spinge questa mandria di scalmanati, me per primo, a gironzolare per le città con la macchinetta in mano, fotografando angoli di luce, facce strane, pozzanghere o vetrine? È questo, sono convinto, che le persone pensano mentre mi guardano fotografare cose che paiono assolutamente prive di qualsivoglia interesse ! Spesso seguono con lo sguardo la linea tracciata dalla mia inquadratura, cercando (invano!) una risposta alla domanda: “ma cosa diavolo sta fotografando??”  Salvo poi andarsene con un dubbio (non risolto) e una certezza: quel fotografo è fuori di testa!

In fondo è da qui che nasce uno dei più grandi nemici della Street Photography, uno dei primi e più difficilmente superabili limiti alla nostra capacità di scattare buone fotografie di strada : la vergogna! È la vergogna di essere giudicati che spesso ci frena, che ci impedisce di entrare dentro la scena ascoltando il saggio consiglio di Robert Capa : se la foto non è abbastanza buona, il fotografo non era abbastanza vicino!

Eppure chi ci riesce, chi riesce a superare tutto questo senza venire rinchiuso in una casa di cura, e riesce a scattare delle buone foto di strada può veramente avere un piccolo ma importante ruolo nella società e nella storia.

Spesso si dice, e c’è senza dubbio un fondo di verità, (vedi il mio articolo dedicato su questo blog) che la differenza tra fotogiornalismo e street photography è che il primo racconta obbligatoriamente la realtà (non sempre la verità aggiungo io, ma questa è un’altra storia) mentre la street photography non ha questo obbligo, anzi, molto spesso più l’immaginario che una foto di strada riesce a comunicare si discosta dalla realtà e più, a mio avviso, la foto risulta buona.

Allora dovremmo dedurre che la street photography non ha una funzione documentativa? E dunque che essa non rappresenta che se stessa?

La risposta per quanto mi riguarda è no.

Non solo perché, sebbene l’approccio sia spesso surreale e non con diretto spirito documentativo, di fatto ciò che rappresenta è qualcosa che in quel preciso istante e in quella precisa epoca accade, ma anche perché ciò che viene fuori da una fotografia di strada è la quotidianità ! E la storia non è forse fatta di un continuo rincorrersi e sovrapporsi di istanti di quotidianità?

Aggiungo anzi, che avere un immenso archivio fotografico basato su un approccio diverso da quello fotogiornalistico, è un bonus che regaliamo alla storia ! Chi tra 100 o 200 anni guarderà le nostre fotografie di strada, avrà la grande opportunità di un punto di vista diverso !

Non è che voglio elevare gli street photographers a supereroi eh! Ma più semplicemente mi piace pensare che ciò che faccio, nei ritagli di tempo, oltre a farmi divertire come un matto (vedi sopra!) …un giorno potrebbe parlare della nostra epoca, di noi…

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